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Quo vadis, Domine?

I 20 “segreti” della Cappella Sistina

1. La Cappella Sistina, nota originariamente come Cappella Magna e dedicata a Maria Assunta in cielo, prende il nome da papa Sisto IV, che ne ordinò il restauro tra il 1475 e il 1481.

2. È la cappella privata del papa, considerata la più completa e importante di quella “teologia visiva” che è la Biblia pauperum (Bibbia dei poveri).

3. Ha le stesse dimensioni del Tempio di Salomone per com’è descritto nell’Antico Testamento.

4. I suoi dipinti occupano 1.100 metri quadri.

5. Dal 1870 è la sede del conclave, la riunione in cui i cardinali elettori del Collegio Cardinalizio eleggono un nuovo papa. Una volta eletto, il papa viene condotto nella Camera lacrimatoria, una cappella si trova a sinistra dell’altare sotto Il Giudizio Universale ed è chiamata così perché il nuovo papa in genere scoppia in lacrime per l’emozione della nomina.

6. La Cappella Sistina ha mantenuto le sue funzioni fino ad oggi, e continua ad essere la sede degli eventi importanti del calendario papale. Ad esempio, vi si celebra ogni anno una Messa in occasione della festa del Battesimo del Signore, durante la quale il Santo Padre imparte il Battesimo ai neonati.

7. C’è un coro permanente, la Cappella Musicale Pontificia, schola cantorum della Cappella Sistina, per la quale sono stati composti alcuni brani originali, il più famoso dei quali è il Miserere di Gregorio Allegri.

8. La fama della Cappella Sistina è dovuta principalmente alla sua decorazione ad affresco, e soprattutto alla volta e al Giudizio Universale, opere di Michelangelo, che non accettò volentieri la responsabilità perché spiccava maggiormente come scultore.

9. Michelangelo non è l’unico artista di fama ad aver lavorato nella Cappella Sistina. Sisto IV incaricò degli affreschi alle pareti altri pittori di spicco, come Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio e Pietro Perugino.

10. Per dipingere la volta, Michelangelo costruì la propria impalcatura, una piattaforma di tavole di legno poggiate su supporti creati partendo da fori delle pareti, all’altezza delle finestre. Contrariamente a ciò che si crede, non doveva distendersi sull’impalcatura per dipingere, facendolo invece in piedi.

11. Fino a Michelangelo, Dio era in genere rappresentato come una mano che indicava verso il basso attraverso le nubi. Nella Cappella Sistina si trova la prima riproduzione di Dio raffigurato con un corpo muscoloso e con il viso incorniciato da una lunga barba bianca, simile al dio greco Giove.

12. Nel 1990, il dottor Frank Lynn Meshberger ha scritto sulla rivista dell’Associazione Medica Nordamericana che le figure e le ombre rappresentate dietro le vesti di Dio e degli angeli apparivano come una giusta rappresentazione del cervello umano. A suo avviso, questo sarebbe stato il modo di Michelangelo di simboleggiare il passaggio dell’intelligenza all’uomo da parte di Dio.

13. Dalla costruzione della Cappella Sistina al 1536, la parete dell’altare su cui si trova ora il Giudizio Universale conteneva altri dipinti della serie delle storie di Mosè e di Gesù. C’erano l’Assunzione, la Natività di Cristo e la Scoperta di Mosè del Perugino, che purtroppo Michelangelo dovette sacrificare, il che gli valse numerose critiche.

14. Il Giudizio Universale è dipinto in modo da inclinarsi leggermente sullo spettatore nella sua parte alta, ed è pensato così perché l’affresco infonda timore e rispetto per il potere di Dio. A differenza degli altri affreschi della cappella, le figure sono molto muscolose e appaiono come torturate, anche la Vergine Maria, al centro accanto a Cristo.

15. È una composizione circolare, da sinistra in alto per poi scendere a destra: quelli che saranno giudicati salgono a sinistra, i giusti restano in alto mentre i condannati scendono a destra, verso l’inferno.

16. La figura centrale, la più importante, è Cristo Giudice, una figura giovane e atletica. Il suo sguardo è duro, si rivolge alla sua sinistra, dove si trovano i torturatori. Siamo di fronte alla rappresentazione di un “Cristo sconosciuto”, in cui sono scomparse la bontà e la misericordia lasciando il passo al Cristo giustiziere.

17. A destra, sotto i piedi di Cristo, c’è San Bartolomeo, che mostra in una mano lo strumento con il quale venne scuoiato vivo e nell’altra la pelle che gli venne strappata. La pelle strappata è un autoritratto di Michelangelo. Una delle interpretazioni è che forse è un riflesso del pessimismo di Michelangelo, già anziano e in piena crisi di fede. C’è anche un’altra interpretazione: visto che odiava dipingere, non c’è niente di peggio che dipingere, neanche morire scuoiati.

18. Il Giudizio Universale fu oggetto di disputa tra il cardinale Gian Pietro Carafa e Michelangelo. Visto che rappresentava figure nude, l’artista venne accusato di immoralità e oscenità. Carafa e monsignor Sernini (ambasciatore di Mantova) organizzarono una campagna di censura (nota come la “campagna delle foglie di fico”) per rimuovere gli affreschi.

19. Quando il maestro di cerimonie del papa, Biagio da Cesena, disse che era vergognoso che in un luogo tanto santo fossero state rappresentate tutte quelle figure nude e che era una decorazione propria di un bagno pubblico o di una taverna ma non di una cappella papale, Michelangelo lo rappresentò nell’affresco come Minosse, il giudice dell’inferno. Si dice che quando Biagio da Cesena se ne lamentò con il papa, il pontefice rispose che la sua giurisdizione non includeva l’inferno, per il cui ritratto sarebbe stato lasciato dov’era.

20. I genitali rappresentati nell’affresco vennero in seguito coperti dall’artista Daniele da Volterra, che per questo motivo venne chiamato “Il Braghettone”.

Se non avete la possibilità di visitare personalmente la Cappella Sistina, potete farlo in modo virtuale attraverso questo link:http://www.vatican.va/various/cappelle/index_sistina_it.htm   

Fonte: MARIA PAOLA DAUD/ALETEIA

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