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Quo vadis, Domine?

I 6 passi della tentazione che né Adamo, né Eva, né tu né io abbiamo ancora chiari.

Il male. Qual è la fonte del male? Per alcuni la risposta è semplice: la fonte del male è il demonio. Per altri la risposta si centra sull’essere umano: siamo per natura malvagi. È la nostra carne che ci fa peccare? Approfondendo un po’, sarebbe un errore pensare che il nostro corpo, la nostra natura, la stessa in cui si è incarnato il Figlio di Dio, sia malvagia. Non può essere così. Tomas Spidlik ci dice che “sarebbe scorretto pensare che il nostro corpo (…) sia negativo. Il corpo di Cristo è santo e siamo chiamati a santificare il nostro corpo in unione con Lui”.

È il peccato che commettiamo sotto libero consenso che porta il male nel mondo. La realtà della fonte del male in sé è ancora un mistero. Spesso la tentazione proviene dal demonio, altre volte siamo semplicemente noi che scegliamo liberamente di allontanarci da Dio.

Ciò che è certo è che il peccato è direttamente collegato all’uso della libertà.

L’aspetto interessante è che come siamo capaci di cadere nel peccato, allo stesso modo siamo dotati degli strumenti per liberarcene. Per liberarci di qualcosa, però, dobbiamo prima sapere che siamo intrappolati, e in che modo siamo stati intrappolati. E questo molte volte non è così ovvio.

Come opera il peccato?

“Ciascuno di noi possiede un paradiso. È il cuore creato da Dio in uno stato di pace. E ciascuno di noi vive l’esperienza del serpente che penetra nel nostro cuore e ci seduce” – Tomas Spidlik

Per rispondere a questo bisogna analizzare la storia del primo peccato, quello di Adamo ed Eva. Il serpente entra nel paradiso, e con i suoi giochi, le sue menzogne e le sue seduzioni convince Eva. Il serpente conosceva Eva, come il demonio, assai astuto, conosce noi. Sa cosa pensiamo e quali sono le nostre debolezze. Dobbiamo conoscerle anche noi.

Il meccanismo del peccato

1. Il suggerimento. Il serpente suggerisce un’idea ad Eva

Il nostro cuore è un paradiso, e come il serpente è entrato nel paradiso senza che Adamo ed Eva se ne rendessero conto, allo stesso modo entra nel nostro cuore. Insinua in modo seducente un pensiero nella mente di Eva: “È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?”. Questa prima idea entra nel pensiero di Eva, che aiutata dalla sua immaginazione e dalla sua fantasia forse pensa: “Voglio mangiare di tutti gli alberi del paradiso. Vorrei mangiare di quelli che sono proibiti”.La porta d’ingresso al peccato è un semplice pensiero. Ciò non vuol dire che tutti i nostri pensieri ci portino al peccato, ma si inizia da lì. In questa tappa non c’è alcun peccato. Esistono solo pensieri che possono essere più o meno insistenti. A noi accade lo stesso. Un pensiero si introduce ististentemente nella nostra mente. Sono come le mosche che ci danno sempre più fastidio. Non sono peccato in sé, se riusciamo a ignorarli se ne vanno. Spesso non li ignoriamo e diventano sempre più insistenti.

2. La conversazione. Con la tentazione non si dialoga

Anziché ignorare i suoi pensieri, Eva entra in dialogo con il serpente: “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”. Il serpente trova una finestra e presenta ad Eva un’altra idea che percepisce come buona e irresistibile: “Diventereste come Dio”. Fin qui non c’è stato peccato, ma entrare in dialogo con la tentazione è pericoloso. Quante volte iniziamo una conversazione con la tentazione! Quanto tempo e quante energie sprechiamo dandole spazio nella nostra vita!

3. La lotta e il consenso. Il male viene commesso

“Un pensiero che dopo una lunga conversazione si è adagiato nel cuore non si farà allontanare facilmente” – Tomas Spidlik

Eva continua a dialogare con il serpente e cerca di dire che senza quel frutto stanno bene, ma l’argomentazione del serpente è contundente. Eva sa quello che non deve fare, e pur sapendolo lo fa ugualmente. La lotta consiste nel resistere a commettere quel male. Possiamo scegliere liberamente di non fare le cose anche se le desideriamo. Purtroppo, però, in questo caso Eva si lascia convincere dall’idea del serpente. Vuole essere come Dio. Pur sapendo che Dio non lo vuole, prova il frutto dell’albero. In questa tappa viene commesso il peccato. La battaglia è stata persa.Scegliamo liberamente di operare il male che non vogliamo e perdiamo il paradiso

4. La passione che ci toglie la libertà

“Chiunque soccombe al male spesso indebolisce il suo carattere. A causa di questo nasce una costante inclinazione al male che può crescere al punto che è molto difficile resistere” – Tomas Spidlik

Eva soccombe al desiderio di voler provare il frutto dell’albero proibito e diventa schiava della sua decisione. Ha perso il paradiso perché non è riuscita a evitare di provare quel frutto che la attira tanto. Questa è la tappa finale e più tragica. Allo stesso modo, anche noi cadiamo spesso, al punto che rialzarsi diventa più difficile ad ogni caduta.

5. La comunicazione del peccato

Il peccato di Eva non è rimasto confinato a lei. Eva ha dato il frutto proibito da provare ad Adamo. La stessa dinamica che si è verificata tra Eva e il serpente si ripete con Adamo. E anche quest’ultimo cede alla tentazione. Come Eva non ha peccato da sola, anche noi non pecchiamo da soli. Per quanto possa essere piccolo il nostro peccato, ha sempre conseguenze sugli altri. Il male si comunica e porta altro male.

6. La vergogna per il peccato e il senso di colpa

Dopo aver mangiato il frutto, Adamo ed Eva si rendono conto che sono nudi e provano vergogna. Questa vergogna riflette la perdita dell’unione con Dio. Il senso di colpa li distrugge, e finiscono per accusarsi a vicenda. Il peccato continua a provocare lo stesso in noi: dopo esserci resi conto del male che facciamo, arriva il senso di colpa, che anziché risarcire il male ci porta a continuare a separarci da Dio se non accettiamo con umiltà le nostre mancanze e chiediamo perdono. Sapendo come opera il peccato nella nostra vita, possiamo dargli battaglia. È fondamentale prendere coscienza delle nostre azioni. L’esame di coscienza non è semplicemente metterci a pensare a ciò che abbiamo fatto di male durante la giornata, ma riconoscere il modo in cui pensiamo e come questi pensieri ci portano ad agire. 

Fonte: Aleteia

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