La famiglia è naturale?

L’altro giorno in macchina stavo ascoltando “The King”, e canticchiando con lui il ritornello di “Can’t help falling in love”, mi sono accorto di come l’espressione inglese per definire l’innamoramento renda molto bene il senso dell’amore cristiano.

“To be in love”: essere in amore.

Essere nell’Amore dona l’idea esatta di come l’amore, di cui l’uomo è pur capace, abbia in realtà origine al di fuori di esso. L’uomo, infatti, non ha in sé l’Amore, egli è creatura e come tale finita, limitata, fatta però ad immagine di Dio è stata creata adatta a farsi veicolo dell’Amore, incarnandoLo con un’adesione libera e volontaria, ma non possedendoLo in sé può rimanervi soltanto frequentandoLo.

Perciò, nella relazione di coppia, nessuno dei due componenti è autosufficiente, ma entrambi hanno bisogno di trarre l’amore da Colui che è Amore: ecco perché nell’unione tra un uomo e una donna è il Sacramento che fa la differenza.

Ogni altro tipo di unione (tra maschio e femmina, che di questi tempi è bene specificarlo), e di conseguenza di famiglia, lo è di fatto, ma non può essere intesa come “naturale” secondo quell’origine propria con cui Dio l’ha definita. Gesù stesso ne ha rivelata questa origine chiarendo una volta per tutte come il Creatore, nel Suo divino progetto «da principio li fece maschio e femmina, per questo l’uomo si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne; cosicché non sono più due, ma una sola carne, perciò l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto» (Cfr. Matteo 19,4-6). Ed il Cristo ha quindi stabilito in maniera imperitura questa natura originale del matrimonio e della famiglia suggellandola nello sposalizio con la Sua Chiesa: l’unione Sacramentata tra l’uomo e la donna.

Alla luce di tale rivelazione si evince come il matrimonio cristiano sia l’unica forma che davvero corrisponde alla reale natura dell’uomo e della sua relazione sponsale (e genitoriale) e la Verità di questa natura si estrinseca nella corresponsabilità di Dio stesso nel matrimonio come nuovo sigillo dell’incarnazione: il Dio d’Amore ancora una volta, nel Cristo, si fa carne nella sola carne in cui vengono stabiliti i coniugi nel Sacramento.

È la “grazia di stato” la discriminante, ma è anche il punto di forza, poiché nel Sacramento gli sposi stringono un’alleanza di reciproca responsabilità tra loro e Dio stesso, il quale li ha scelti e li unisce in matrimonio nel Suo stesso Spirito: nei momenti di crisi allora, i coniugi, in virtù proprio di quella “natura” di origine divina che caratterizza il loro sodalizio, possono appellarsi a quella corresponsabilità di Dio nella loro relazione ed aggrappandosi a Lui reclamare ed ottenere la grazia necessaria per rinnovare la reciproca promessa d’essere l’uno per l’altro veicolo privilegiato dell’Amore che li ha fatti una sola carne, risorgendo ogni volta dalle ceneri della propria, ontologica, inadeguatezza.

Ecco perché ed in quale senso la famiglia naturale è solo quella formata sull’unione sacramentata da Dio, ed ecco perché tale unione è e rimane indissolubile. La sua origine orientata al progetto divino la distingue da ogni altro consorzio umano, quali le coppie e le famiglie “di fatto”, poiché in altri termini intesa, naturale sarebbe anche la coppia e la famiglia formata dagli animali.

Tale è il privilegio della dignità umana innalzata una volta e per sempre da Cristo alla figliolanza divina; e drammaticamente impegnativa pure, tanto che davanti alla sentenza definitiva di Gesù sull’argomento persino i suoi Apostoli rimasero sconcertati (Matteo 19,10). Eppure, ciò nonostante, il Signore non fece sconti: “Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso” (Mateo 19,11).

Perché nessuno ti obbliga a sposarti, ma se decidi di farlo sei chiamato a prendere sul serio la cosa: se l’Amore ti voca a corrisponderLo nel coniuge non puoi prenderLo alla leggera.

È l’Amore di Dio, ed è cosa serissima: in ‘sta cosa ti ci giochi l’anima, letteralmente.

Fonte: Costanza Miriano

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