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Quo vadis, Domine?

L’eremita di città che cerca pace e silenzio a Firenze

«Ci sono una teologia del Padre e del Figlio, manca una teologia della Madre. Portare alla luce gli aspetti materni di Dio richiede sicuramente uno spostamento teologico».

Ma il salto è meno complicato di quanto si possa immaginare: la maternità divina è «l’opera che lo Spirito Santo compie nell’umanità elargendo misericordia. Mi sembra una percezione in sintonia con il Giubileo indetto da papa Francesco».

Antonella Lumini, eremita di città a Firenze, esplicita il suo pensiero e racconta la sua esperienza nel volume scritto a quattro mani con il giornalista Paolo Rodari, intitolato La custode del silenzio e pubblicato da Einaudi. Pagine dense, ricche di spunti meditativi per tutti, perché ripercorrono un cammino spirituale anche originale, certamente autentico. Antonella, 64 anni, vive nel quartiere di Borgo Santo Spirito, lavora part-time alla Biblioteca nazionale centrale, discerne i tempi di connessione a internet e l’uso del telefono. Si è ritagliata in casa uno spazio di deserto metropolitano dove prega ogni giorno.

Dopo anni di raccoglimento, ha deciso di raccontare la sua esperienza: perché proprio ora?

«Come in tutte le cose, ci sono tempi di maturazione. Raccoglimento, ma anche nascondimento, mi sono stati necessari per custodire un’esperienza che sentivo crescere in me, ma che non riuscivo neppure a spiegare a me stessa. Affidavo tutto allo Spirito Santo nella certezza che eventuali strade si sarebbero aperte solo al momento dovuto, per opera della sua luce. Quando è arrivato Paolo Rodari a chiedermi di raccontare la mia storia, ho visto in lui il segno che aspettavo. Tutto mi sarei immaginata, ma di certo non un giornalista: anche questo mi dava conferma del fatto che lo Spirito è sempre imprevedibile».

La sua può sembrare un’esperienza esclusiva. Può spiegare, invece, come a ciascuno sia data la possibilità di un rapporto più profondo con Dio?

«Queste parole rievocano il turbamento che per anni ho provato davanti a me stessa, non sapendo definire in alcun modo cosa stava accadendo dentro di me. Temevo di perdere tempo, di aver preso un abbaglio o qualcosa del genere: una vera tentazione. In tutta sincerità, non si tratta affatto di raggiungere qualcosa, ma di cedere, accettando di denudarsi. In fondo si tratta di un atto di amore verso se stessi, che ci aiuti a lasciare quelle maschere in cui ci nascondiamo. Mostrarsi per quello che siamo lo si può fare solo dentro un abbraccio misericordioso. Inizialmente l’ho trovato nella bellezza della creazione, cominciando a sentirmi creatura. Questo ha ristabilito una connessione forte con il Creatore».

Come si svolge, di solito, la sua giornata?

«L’unica regola che ritengo fondamentale è cercare di mantenere l’equilibrio fra dentro e fuori, fra silenzio e realtà esterna. Per rispondere a quello che ci attraversa bisogna essere svegli, pronti ad accogliere, partecipare. Il rapporto con Dio è vivo e vivificante, passa attraverso gli attimi assaporati, vissuti, sofferti. Tutto quello che attraversa il tempo, durante il silenzio, può essere offerto allo Spirito e viceversa quanto si attinge nel silenzio diviene un patrimonio da spendere nel mondo. La mattina mi concedo un tempo piuttosto ampio per meditare le Scritture, cantare, invocare lo Spirito Santo e soprattutto per immergermi nel silenzio. Poi si ingrana con le cose da fare: scrivere, rispondere alla posta, la casa, il lavoro in biblioteca. Il pomeriggio a volte viene qualcuno da me, altre volte vado io a trovare qualcuno. La sera, poi, cerco di sostare di nuovo come posso, senza forzature».

Oltre agli incontri settimanali di silenzio a casa sua, guida un incontro mensile in una parrocchia di Firenze, Santa Lucia sul Prato.

«Conosco il parroco, don Paolo Arzani, da oltre dieci anni. Mi invitò a fare alcuni incontri al suo gruppo di catechesi: furono tutti molto partecipi, ne scaturì un itinerario. Chi viene è per lo più spinto da un bisogno interiore, da un’inquietudine che invita a cercare; le donne sono più numerose e l’età media è oltre i 50 anni. La mia non è una tecnica, ma una preghiera di abbandono in cui offriamo tutta la nostra vita all’abbraccio dello Spirito Santo».

Il silenzio sembra un’utopia nella nostra società in perenne distrazione e movimento. Quali “strategie” adottare per ritagliarsi degli spazi nel quotidiano?

«Capisco che non è semplice, perché l’esterno preme sulla nostra vita come una corrente che porta via. Tutti chiedono, vanno, fanno e soprattutto parlano senza sosta. Nessuno, invece, si ferma. Ogni attività dovrebbe essere compensata da una sosta corroborante che poi fa ripartire con rinnovata energia. Siamo depressi perché è come se tutti corressero senza riprendere fiato. Alla fine c’è il crollo. Per prima cosa serve mettere delle priorità: non tutto si può fare, non a tutto si può partecipare. Poi imparare a staccare con i mezzi digitali: la continua connessione succhia energie a senso unico, non è come un rapporto umano concreto che invece mette in moto energie. Ma la cosa più importante è ascoltarsi interiormente, perché tutti sappiamo nel profondo di vivere fuori misura, di tradire il nostro spirito e la nostra creaturalità».

In un tempo di apparenze e di rumore costante, come riscoprire il valore dell’interiorità?

«Bisogna innanzitutto che qualcuno ne parli, anche per questo mi sono esposta. Le corde dell’anima cercano vibrazioni sottili che solo il silenzio sa offrire. Il rumore assordante e cupo delle basse frequenze brucia ogni anelito che spinge verso la luce. I giovani sono in pericolo perché connessi a un ingranaggio innaturale e perverso che li schiavizza a sé in cambio di false illusioni e massifica omologando, togliendo la vera connessione necessaria, quella con la voce dell’anima che langue. Questa voce prima di tutto sembra sopita negli adulti, che dovrebbero essere testimoni della sapienza antica e sempre nuova che scaturisce dalla vita interiore».

IL LIBRO DIO È MADRE
Nella collana di spiritualità Roveto ardente di Castelvecchi è appena uscita la nuova edizione del volume di Antonella Lumini intitolato Dio è madre. L’altra faccia dell’amore, una sintesi del suo percorso interiore. In calce, una frase di papa Luciani: «Noi siamo oggetto da parte di Dio di un amore intramontabile. E’ papà, più ancora è madre».

 

Fonte: Laura Badaracchi

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